il mio fido scuderio trotterellava al mio fianco, per una volta senza tenermi la mano e si arrabbiava e strepitava perché voleva aiutarci a scendere le scale della stazione con le biciclette. noi su, lei giù di sotto a strillare, con la gente che ci guardava strano mentre con i nostri vestiti così italiani attraversavamo i corridoi. e poi al mattino era contenta di fare colazione con un ciclista -mentre sua sorella si ingozzava con il pane bianco- e più tardi piangeva per gli addii.
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