il mio fido scuderio trotterellava al mio fianco, per una volta senza tenermi la mano e si arrabbiava e strepitava perché voleva aiutarci a scendere le scale della stazione con le biciclette. noi su, lei giù di sotto a strillare, con la gente che ci guardava strano mentre con i nostri vestiti così italiani attraversavamo i corridoi. e poi al mattino era contenta di fare colazione con un ciclista -mentre sua sorella si ingozzava con il pane bianco- e più tardi piangeva per gli addii.
Tu non credere se qualcuno ti dirà che non sono più lo stesso ormai...
e così seduti sul parquet, le spalle al muro rifatto che l'architetto -il naso al soffito- sbagliava a calcolare, la piccola che arrampica su un suo ginocchio e lei che piega la testa e le sgocciano le lacrime giù dal naso, faccio un po' finta un attimo e poi chiedo che succede. e lei mi dice che tutto passa così in fretta.
e ha ragione, da vendere anche. e io tra due giorni ho trentacinque anni e la piccola tra un mese ne fa uno e sembra proprio ieri che era appena nata e mio fratello mi aspettava dietro la porta automatica della sala parto. pesava niente e mi assomigliava parecchio. e bi invece mangiava le patatine da mac, una sera a rosenheim, e teneva il bicchiere della coca un po' storto e così non pescava, ma sapevo che sarà un attimo e succederà senza di me lì vicino a lei. meraviglioso e terribile.
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